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Francesco Rosi (1922-2015): Il cinema come impegno civile

Questo omaggio al cinema di Francesco Rosi ( Napoli 1922- Roma 2015) vuole riportare la lezione magistrale di un autore impegnato, il cui sguardo acuto e implacabile è stato catturato dalla storia di un Paese, l’Italia del secondo dopoguerra. Il suo impegno per le questioni sociali lo ha reso un erede diretto dello stile documentaristico-sociale del Neorealismo italiano creando, a sua volta, un cinema italiano post-neorealista altamente politicizzato negli anni ’60 e ’70.

In questo rassegna vengono presentati alcuni tra i suoi film più famosi:

Salvatore Giuliano (1962), Orso d’argento al Festival di Berlino, forse il suo capolavoro. Un film inchiesta sulla storia dell’imprendibile bandito Salvatore Giuliano in cui Rosi esplorò, con anticipo e indubbio rigore, un fenomeno allora incompreso e sottovalutato come l’intreccio tra mafia e politica.

Le mani sulla città (1963), il film con cui vinse il Leone d’Oro a Venezia. Un film verita’ di denuncia politica e civile del sacco edilizio di una città.

Cristo si è fermato a Eboli (1979). L’epica immersione nel mondo dell’Italia rurale durante il regime di Benito Mussolini, in cui attraverso le memorie del pittore, medico e attivista politico Carlo Levi, il Novecento vien rappresentato nella forma di un affresco monumentale e solenne

Infine La tregua (1997), il suo ultimo film, tratto dall’omonimo libro di memorie sull’Olocausto di Primo Levi. In occasione della anteprima mondiale del film, Rosi affermò “Avevamo tutti un debito con Primo Levi, per averci consentito di conoscere l’ orrore dell’ Olocausto. Con questo film ho voluto rendergli omaggio e dare il mio contributo al dovere di ricordare”.